Ritorno dalla stazione (dopo aver litigato per un semplicissimo biglietto con una delle ragazze più acide mai viste), semaforo rosso, onde evitare di essere asfaltato decido di aspettare. Nelle cuffie Einaudi, ho bisogno di rilassarmi, il resto del mondo nel tragitto di ritorno a casa non esiste.
Un’adulto sulla quarantina, con un trolley al suo seguito, mi guarda e farfuglia qualcosa. Ma il resto del mondo non esiste. Il tizio insiste. In scioltezza lo ignoro nuovamente, il resto del mondo non esiste. Niente da fare, insiste. Ok, sono educato. Tolgo il volume e chiedo: “prego?”. Farfuglia in una lingua a me incomprensibile di cui lo stesso accento mi è sconosciuto. Ripeto: “prego?”. Altro farfuglio. Ok, lo ignoro. Ma non demorde, e stavolta ha una frase comprensibile: “speak english?”. Io: “Sorry, I don’t understand you!”. Lui: “Non comprendo!”. E se ne va.
Ok, niente da fare, sono loro che cercano me.

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